venerdì 8 gennaio 2016

MA COSA C’ENTRA LA GPA CON L’ABORTO?


L’abbaglio di un tandem fuor di luogo - La riflessione femminista s’incarta nel tentativo di ricondurre a principio unico GPA e Aborto
di Iole Natoli

A furia di togliere specificità ai nostri discorsi, finiamo spesso col discutere di pure astrazioni, ovvero del nulla. È quel che sta accadendo in un dibattito in corso, nel quale alcune femministe mettono insieme due fenomeni diversi, la GPA e l’ABORTO, iscrivendoli sotto le voci Maternità e Vita.
Cosa significa ricorrere all’opposizione Negazione / Affermazione della Vita per applicarla alla Maternità e al Femminismo?
Per cominciare: cosa si intende per vita, per generazione, per desiderio di generazione e per desiderio di vita?
In natura la Vita viene generata a prescindere dai desideri, o comunque non in stretta relazione con essi. Se collegabile a un qualche desiderio può esserlo solo al desiderio sessuale, considerato che la generazione consegue al coito; ma il coito non è sempre intenzionalmente finalizzato alla generazione. Non lo è nei primitivi o nelle altre specie animali, ovvero nelle società non “civilizzate”, non lo è nemmeno nelle nostre, almeno in quelle che al desiderio sessuale hanno riconosciuto il diritto di esistere A PRESCINDERE  dall’obbligo  della    procreazione,  stabilito  “per  legge
divina” da Santa Madre Chiesa (et in saecula saeculorum, amen).

Ma andiamo all’oggi e alla formulazioni odierne. Principio della Vita e della Morte. Fa un certo effetto, è innegabile, può perfino suggestionare le masse.
Lecito porsi però una domanda. A tutte le forme di vita siamo tenuti a riconoscere il diritto di esistere? Se è così, per favore smettiamola subito non solo di mangiare carni animali (cosa per molti versi auspicabile) ma di uccidere perfino le zanzare. Anzi santifichiamole, a simiglianza della comunità descritta da Barbara Alberti nel suo “Vangelo secondo Maria” a cui rimando.
Se invece riteniamo che il Principio della Vita non sia un assoluto che deve necessariamente travolgere le nostre esistenze, allora valutiamo l’aborto per quel che è: l’opposizione a una maternità futura non voluta, che viene esercitata da una donna titolare del corpo all’interno del quale e a spese del quale una possibile vita non voluta va progressivamente assumendo una forma meno parassitaria e più indipendente.
Nel tempo in cui l’aborto è legalmente considerato praticabile NON siamo in presenza di una vita autonoma (sarebbe infanticidio) e nemmeno di una vita in grado di diventarlo con un aiuto medico all’esterno del corpo della donna (incubatrici di sostegno per i prematuri). Siamo agli inizi di un processo di differenziazione cellulare che se prosegue porta a un essere umano completo e se si arresta non porta proprio a nulla.
Finché saremo imbevuti di dottrine dogmatiche al riguardo, dichiarate, latenti o sotterranee, non capiremo la differenza enorme esistente tra i termini del discorso che si pretende di ridurre a un’identica matrice, sia pure in veste oppositiva: Negazione contro Affermazione della Vita.
Al di fuori del corpo della donna l’embrione NON possiede Vita propria, tant’è che, se anche fosse estratto per intero dal corpo uterino in cui è impiantato, morirebbe immediatamente.
Tutt’altra storia è la questione della GPA, che va considerata in proprio, per quel che è ovvero quale esercizio di un potere arbitrario su un Futuro Essere Vivente, distolto a forza dal suo passato naturale: la relazione biologico-emotiva col corpo nel quale è stato contenuto e dal quale è stato alimentato fino alla nascita.
Non è un caso se la maggior parte delle coppie eterosessuali nascondono la loro origine a questi bambini, ripromettendosi nel migliore dei casi di “rivelargliela” in età adulta. Ed è solo perché oggettivamente non occultabile che nel caso di genitori committenti omosessuali questa mistificazione originaria è assente. Come i figli vivranno nell’immediato o nel loro futuro queste scelte genitoriali passa interamente in secondo piano, anzi in terzo, quarto e così via, sino a sprofondare nel magma sotterraneo del potere. Abbiamo un desiderio (cosa in sé più che legittima se non fosse collegata a quel metodo) e questo basti. E se non basta lo facciamo bastare e se il figlio un giorno non gradirà, beh, fatti suoi [leggere anche un intervento della scrittrice e blogger Barbara Giorgi sul tema (=>)].
Per una trattazione più estesa dell’aborto, rinvio ad altri miei scritti precedenti (1° =>) (2° =>) (3°=>) (4°=>): non ha alcun senso che li ripeta qui.
Mi sono espressa già ampiamente sulla GPA e rimando anche per questo tema ad altri scritti (1°=>) (2°=>), precisando che il mio tentativo di contenere il fenomeno tramite una regolamentazione giuridica non deriva da un mio desiderio primario (che ammetterebbe la GPA SOLO in caso di donazione in ambito strettamente parentale, con garanzia legale di una continuazione del rapporto gestante-nato/a).
È solamente una sorta di piano B rudimentale, cui ricorrere ove non fosse possibile abolire il fenomeno a livello mondiale, come temo che purtroppo sarà.


08.01.2016
© Iole Natoli
(link
vedi anche GPA o “Maternità Solidale” / Cerchiamo di arrivare a una coerenza (link)


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